ELETTRO(TEC)NICA

 

Nuovi contatori elettronici ENEL

I gruppi di misura che sostituiscono gli attuali contatori dispongono di un sistema di monitoraggio e controllo che consente di variare la potenza contrattuale, da 3 kW fino a 10 kW, senza che sia necessario l'intervento di personale sul posto. Per questo motivo i nuovi contatori sono dotati, oltre che di interruttore magnetotermico con In=63 A, anche di un dispositivo limitatore regolabile a distanza e di una bobina di sgancio per comandare automaticamente l'apertura dell'interruttore quando viene superata la potenza contrattuale concordata con l'utente.

La protezione da corto circuito è garantita dagli attuali dispositivi installati sui contatori di energia. Con l'installazione dei nuovi gruppi di misura non è più possibile affidarsi al dispositivo limitatore dell'Enel per la protezione delle linee montanti dal corto circuito. Infatti, il valore max dell'energia specifica delle condutture, si trova, in alcuni punti, al di sotto delle curve di protezione dei dispositivi magnetotermici.

Per evitare il rischio di danno alle condutture è necessario e sufficiente prevedere immediatamente a valle del contatore di energia un interruttore magnetotermico con In=32 A (curva C), la cui installazione risulta comunque necessaria perché l'Enel Distribuzione non si ritiene responsabile dei danni all'impianto causati da sovracorrenti pericolose non interrotte dal suo dispositivo che non è stato installato per proteggere componenti e utilizzatori elettrici dell'utente.

 

Innocenzo Manzetti, sicuramente si deve a lui l'invenzione del telefono

 

Innocenzo Manzetti venne alla luce ad Aosta nel mese di marzo del 1826. Il padre Giuseppe era nativo di Invorio Inferiore ed aveva la propria dimora in Galesso sulla via che conduce ad Arona. Ben presto lasciò il paese per trasferirsi dapprima a Novara ove svolse attività di falegname presso il collegio dei Gesuiti ed infine ad Aosta. Ebbe, dopo il matrimonio celebrato ad Aosta, due figli, Innocenzo e Luigi. Il primo, che dimostrava una particolare inclinazione per la matematica, si applicò allo studio delle materie tecniche, rifiutando quell'indirizzo umanistico auspicato dal padre.

Vari aneddoti, spesso stravaganti, vogliono riferire il vivo interesse che Innocenzo, sin da bambino, dimostrò per i fenomeni naturali e scientifici. Così una sera d'autunno, trovandosi insieme con il fratello Luigi su di un ponte, in attesa del ritorno dei genitori che si erano assentati con la carrozza, questi gli fece notare che accostando l'orecchio al parapetto del ponte si potevano sentire in lontananza il tintinnio dei campanelli dei cavalli ed il calpestio dei loro zoccoli sul selciato. Questo fenomeno destò la curiosità di Innocenzo che, rendendosi conto di come i rumori venivano trasmessi dai solidi, si chiese se fosse stato possibile inviare a distanza anche le parole.

E pare che fin da ragazzino riuscisse nel suo intento.

Un giorno, in casa Manzetti, alcuni bambini dovevano, per gioco, correre lungo un corridoio buio e raggiungere un teschio nell'interno del quale era stata messa una candela e, per dimostrare il loro coraggio, dovevano suonare un campanello posto accanto ad essa. Quei pochi che si azzardavano a farlo, subito retrocedevano spaventati perché dal cranio usciva una voce rauca che diceva loro in francese: «que fais tu?».

Era Innocenzo che, da un lontano sgabuzzino, inviava tramite un filo queste parole che parevano uscire dal teschio.

Al conseguimento del diploma di geometra il Manzetti si dedicò ad invenzioni più concrete, fra le quali un orologio che veniva caricato una sola volta all'anno.

Nel 1861 destarono meraviglia alcune sue apparecchiature meccaniche che permettevano di sentire un discorso od un brano di musica eseguito in lontananza.

Costruì anche un automa, costituito da ben cinquecento congegni meccanici, che muoveva le braccia, si levava il cappello, salutava con voce assai simile a quella umana e suonava brani musicali con un flauto.

Modesto e timido il Manzetti non chiese sussidi ad alcuno né si fece dare il così detto brevetto di privativa per tutelare le sue invenzioni. Ebbe solo un piccolo riconoscimento dal paese di origine del padre, Invorio, che tramite il sindaco, il barone Giulio Ferrari Ardicini, gli fece pervenire 100 £ per proseguire nelle sue ricerche.

Quando venne divulgata la notizia dell'invenzione del telefono ad opera di Meucci, il Manzetti cercò di rivendicare a sé questa scoperta; ma fu tutto inutile ed anzi venne accusato di essere un uomo ambizioso che, per puro interesse personale senza averne i requisiti, ingiustamente si era appropriato di questa invenzione.

Queste gravi calunnie segnarono irrimediabilmente la vita del Manzetti che si spense ad Aosta nel 1877.

Invorio volle ricordare questo suo figlio con una lapide che venne inaugurata l'8 settembre 1894. Presenziarono oltre alle autorità anche insigni studiosi fra cui il professor Fornari che dimostrò incontrovertibilmente con dati precisi come la scoperta del telefono fosse da ascrivere solo ed esclusivamente ad Innocenzo Manzetti.

 

Comunicato stampahttp://xoomer.virgilio.it/macanigg/http://www.esanet.it/chez_basilio/manzetti.htm

 

Centrale idroelettrica di Verampio (VB)

 

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Dimensionamento dell'impianto elettrico di un edificio ad uso civile

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