COMUNICATO STAMPA

 

A CYBERSCOPE 2003, PER CONOSCERE IL VERO INVENTORE  DEL TELEFONO

 

Recentemente il Congresso degli Stati Uniti ha ammesso la primogenitura italiana dell’invenzione del telefono con una risoluzione che, però, afferma un colossale falso storico.

Fino ad allora il mondo scientifico, infatti, si era diviso nel sostenere le figure di Alexander Graham Bell e di Antonio Meucci quali primi inventori del telefono. Dopo il riconoscimento americano, quindi, ha prevalso l’opera dell’italo-americano Meucci, ma del vero inventore del telefono - Innocenzo Manzetti di Aosta - non sembra essersi occupato alcuno...

La Consulta e gli eredi della famiglia Manzetti, grazie a documenti  inediti, sono in grado di dimostare pubblicamente quella che verso la fine dell’Ottocento fu una truffa colossale ai danni di Manzetti, e forse uno dei primi casi di  spionaggio industriale della storia.

Manzetti inventò il telefono nel 1850 - 21 anni prima del caveat di Meucci e 26 prima del brevetto di  Bell. Ma il “torto” di questo scienziato è stato quello di essere povero e di vivere in una città come Aosta, allora isolata dal resto del mondo.

I documenti, tra le altre cose, non solo testimoniano che Antonio Meucci scrisse ad un giornale newyorchese riconoscendo la priorità di Manzetti. Essi dimostrano anche inequivocabilmente che Bell inviò un suo emissario ad Aosta per acquistare i disegni e i manoscritti dagli eredi dell’inventore. Questi progetti Bell li fece brevettare a nome del presidente della sua compagnia, facendoli passare come “migliorie” all’apparecchio telefonico; un particolare sistema telefonico che venne sfruttato per anni...

Documenti alla mano, dunque, verrà svelato il falso storico; l’intento è quello di rendere giustizia al vero realizzatore del primo telefono, e di restituire all’Italia questa importante invenzione che ha cambiato per sempre il modo di comunicare.

Queste rivelazioni verranno presentate nell’ambito di  CYBERSCOPE 2003, un convegno sulle nuove tecnologie applicate alla comunicazione, che si terrà al Centro Congressi di Saint Vincent il 7 maggio prossimo. Carlo Massarini, ideatore di Mediamente, la trasmissione-culto di RaiEducational, guiderà gli spettatori di questo convegno in forma di set televisivo.

«Sarà un evento innovativo– dice Massarini - che non vuole solo illustrare le sperimentazioni tecnologiche, ma mira soprattutto a renderne comprensibili le applicazioni più friendly, coinvolgendo tutti i presenti, soprattutto giovani e studenti, che potranno dire la loro sul weblog ufficiale dell’evento, all’indirizzo: www.regione.vda.it/cyberscope ».

«La location – conclude Massarini -  non è casuale: pochi sanno infatti che la Valle d’Aosta, sotto un’immagine di natura incontaminata, è oggi in realtà un vero villaggio globale tecnologico: dalla telemedicina, per cui è possibile effettuare interventi chirurgici e radiografie a distanza, alla banda larga, che permette di navigare in rete ad alta velocità anche sulle vette più incontaminate».

In tale occasione, inoltre, la Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali presenterà al pubblico per la prima volta l’automa di Manzetti (1840) restaurato, uno straordinario robot dalle fattezze naturali che ancora oggi non smette di strabiliare per le sue caratteristiche di modernità.

L’automa suonatore di flauto (1840) di Innocenzo Manzetti muoveva le braccia, si levava il cappello, salutava con voce simile a quella umana e pronunciava alcune parole. Per mezzo dell’aria compressa che veniva  immessa nel flauto (in ebano) a colpi di lingua, il robot poteva suonare qualsiasi brano musicale grazie al flauto di cui era dotato.

Il macchinario funzionava con una carica simile a quella degli orologi e, in un primo tempo, era in grado di suonare dodici arie diverse. In guisa delle pianole meccaniche, il movimento dell’automa si modulava su un programma registrato meccanicamente su un cilindro (una sorta di moderno microchip” i cui circuiti erano rappresentati da piccoli fili di metallo).

Con una successiva opera di perfezionamento, Manzetti riuscì a far eseguire al suo automa qualsiasi motivo musicale, mediante il collegamento diretto della tastiera di un organo (che così veniva resa muta) alle dita dell’automa.

Senza dubbio l’automa di Manzetti aveva superato qualitativamente quelli che erano stati inventati in precedenza. Tra di essi ricordiamo “l’uomo artificiale” (un suonatore di flauto meccanico) presentato il 9 agosto 1741 da Jacques de Vaucanson (1709-1782) (4).

L’invenzione di Manzetti si inserì in un contesto caratterizzato da diverse sperimentazioni volte a simulare l’apparato fonatorio umano. Oltre a Vaucanson, infatti, a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento diversi uomini di scienza si impegnarono in tali ricerche, ma per raggiungere dei risultati soddisfacenti si dovette attendere fino al 1937, allorché Dudley riuscì a creare un modello realistico dell’apparato di fonazione dell’uomo.

Questo è importante per capire fin da subito l’importanza rivestita dall’automa nell’opera di Manzetti; la sua costruzione infatti stimolò l’inventore in maniera decisiva ad approfondire le ricerche sulla trasmissione del suono a distanza, ciò che lo portò in seguito a realizzare la sua creazione più importante: il telefono. In pratica l’automa deve essere visto come un mezzo il cui perfezionamento indusse consequenzialmente Manzetti - nel tentativo di far parlare il suo uomo artificiale - ad interessarsi al fenomeno della comunicazione vocale a distanza.